L'obiettivo è quello di comprendere se esistono pratiche, norme, strategie o procedure che possano guidare la ricostruzione e che siano applicabili da subito. Per comprendere questo si deve prima scomporre il problema
Dal concetto della retta spezzata si parte dal che fare.
A seguito di ogni disastro, che distrugga materialmente elementi della città e che alteri il fluire regolare evolutivo della collettività con il proprio ambiente, la domanda che ci si pone è sempre Cosa fare?
La risposta è ovvia, ristabilire l'equilibrio spezzato dall'emergenza, rimuovere dall'immaginario il trauma ricostruendo, ristabilendo la normalità.
Infatti non esiste distruzione antropica o naturale, la perdita di un quartiere come di una strada di collegamento, di un luogo simbolico come dell'intera struttura funzionale e di servizio scatenando nell'uomo l'istinto di agire, a cui non abbia corrisposto pulsione ricostruttiva riabilitativa della situazione precedente.
Si potrebbe affermare che questa domanda sia quasi retorica, il dedalo del problema ricostruttivo sono le domande che la seguono: Chi ricostruirà? Con quali risorse? In quale maniera (cosa)? Per chi? In quanto tempo?
In realtà anche queste domande sono ricorrenti e ovvie come la prima, ma la risposta ad ognuna di esse è dipendente da un numero troppo alto di fattori da poter presupporre una risposta assoluta e certa.
Inoltre le risposte sono tutte concatenate tra loro, in quanto di fatto tutte sono unite dal medesimo obiettivo che è quello del ritorno alla normalità, la fine dell'emergenza, la rimozione dell'evento calamitoso.
Leggendo i giornali, ascoltando interviste e testimonianze tutti gli attori, istituzionali locali come sovralocali, popolazione colpita come tecnici ed esperti esterni, si esprimono e propongono soluzioni volte a rispondere alle domande di seconda istanza. Quindi la risposta all'emergenza dovrebbe essere condivisa, perchè tutti gli attori condividono il medesimo obiettivo; concertata, perchè tutti gli attori sono portatori di interessi più o meno collettivi; solidale, perchè di fronte ad un obiettivo insito nella natura dell'uomo e corrispondente ad un bisogno primario non possono esserci posizioni dominanti o soggetti deboli.
Ma l'osservazione, ancora empirica, degli effetti e degli scenari che risultano dalle ricostruzioni post emergenza sembrano negare questi ultimi aspetti. Occorre quindi indagare le dinamiche di risposta alle domande che la ricostruzione di fronte al disastro ci pone. Per fare questo si procederà con l'analizzare le varie risposte che si danno alle domande di seconda battuta analizzando casi e approcci con lo scopo di studiare una sorta di Minimo Comune Multiplo di ogni fase che possa essere messo in rete con quello degli altri e cercando di costituire una matrice d'ordine a cui agganciare le più efficaci regole e pratiche e prescrivere le più deleterie e fallimentari.
Chi ricostruirà? (1 indicatore)
Con quali risorse? (max 2 indicatori)
In quale maniera (come)? (max 2 indicatori)
In che fasi? (1 indicatore)
In che modo? (modello) (1 indicatore)

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